Non sparate sui medici

Una volta, anche solo qualche decennio fa, il "dottore" apparteneva ad una casta, era un intoccabile, e poteva anche  sbagliarsi ,ma l'ignoranza era così diffusa, l'abisso esistente tra la gente comune e il gruppo dei notabili, di cui appunto il medico faceva parte, era tale, la mole di lavoro da svolgere , con i relativi non sempre facili spostamenti, era così grande, che un eventuale errore, una cura scorretta, un intervento mal riuscito, che procurasse al paziente una condizione di invalidità o persino la morte , erano vissuti come fatalità, ineluttabili disegni del destino, contro i quali il dottore stesso si era battuto fin dove possibile, e con i limitati mezzi a disposizione. Effettivamente, le conoscenze erano scarsissime, i mezzi lo erano ancora di più, si tentava ,spesso, si sperimentava. Mi ricordo un vecchio adagio di mio nonno che suonava pressappoco così: " non c'è al mondo professione più rotta di quella del medico che va in condotta" , e in quella parola, "rotta" , c'era la fatica, il sacrificio, lo spirito di abnegazione del medico, che, magari a cavallo o con il calesse, doveva raggiungere i pazienti negli angoli più sperduti, e a volte faceva la fame, perché i pazienti non avevano da mangiare nemmeno per se stessi. Non erano tempi felici per la Medicina, e spesso si perdeva la vita per un problema di mancanza di igiene, per una malattia oggi considerata innocua .

Figlia dell'America , nei costumi e nelle mode, l'Italia conosce da qualche anno un capovolgimento della situazione, e non suscita più scalpore ascoltare notizie che riportino episodi di cronaca nel contesto dei quali i medici siano accusati, e considerati responsabili di atti eseguiti scorrettamente, con grave danno per i pazienti. Sembra che negli Stati Uniti l'abitudine di rivalersi sui "dottori" sia stata alimentata da schiere di avvocati poco occupati, e da compagnie assicurative che hanno messo la classica pulce nell'orecchio proponendo polizze assicurative basate appunto sul concetto di "danno" arrecato nel curare un ammalato. I premi assicurativi che i medici devono pagare per lavorare con un minimo di tranquillità sono aumentati di molto, e dal 1996 i sinistri denunciati sono aumentati del 10%, anche se poi sembra incoerente con questi dati il fatto che il 40- 50% dei medici non abbia una propria assicurazione privata. 

Secondo PIT SALUTE 2000 , nello scorso anno si è valutato che il maggior numero di errori è compiuto nella specialità di TRAUMATOLOGIA E ORTOPEDIA (16,31 %), e seguono a ruota ONCOLOGIA (12,97), OSTETRICIA e GINECOLOGIA(11,12) , CHIRURGIA GENERALE (10,89) , ODONTOIATRIA (6,59) , OCULISTICA (5,97) , MALATTIE DEL SISTEMA CIRCOLATORIO (4,88), CHIRURGIA CARDIOVASCOLARE ( 4,66), NEUROLOGIA (4,09), OTORINOLARINGOIATRIA (3,65) , MEDICINA GENERALE (3,49), CHIRURGIA ESTETICA (2,95) , UROLOGIA (2,91) ,DIAGNSTICA (2,57) , GASTROENTEROLOGIA (2,23). I medici, come tutti, lavorando commettono errori, ma è anche vero che si è sviluppata nei confronti della categoria una forma di aggressività , spesso ingiustificata e gratuita, che non ha sempre ragione di esistere. Il medico è visto come il ricco professionista che se sbaglia deve pagare, ma bisogna considerare che se il vetraio può prevedere il comportamento del vetro sul quale lavora, e il fabbro conosce bene le conseguenze di ogni suo atto nel modellare i metalli, altrettanto non può fare il medico, poiché il "materiale su cui lavora " non è sempre prevedibile, anzi, e la reazione di un malato ad un farmaco o ad un intervento variano moltissimo da persona a persona. Il corpo umano è una macchina delicata e perfetta, della quale ,tra l'altro, si conosce ancora poco, e non è qualcosa di inerte che si plasma, si manovra a proprio piacere, con la tranquillità di chi lavori su un materiale ben conosciuto, prevedibile nei suoi mutamenti, e che, in definitiva, se non porta alla costruzione di un manufatto ben riuscito, si può rifare , senza nessuna conseguenza. In gennaio è stato assassinato un primario di Urologia, giustiziato perché considerato colpevole della morte di una donna incinta.

L'omicida era il marito. Personalmente, vedo nel mondo della Medicina molta serietà, vedo medici seri e impegnati, e, anche se il mondo dell'Università ha i suoi lati deboli ed irritanti, e continua a mostrarci i baroni, il clientelismo, il nepotismo, la carriera fatta con la politica e non con il merito, la mancanza di strutture, i docenti che esistono solo sulla carta e non si vedono mai, perché hanno altri impegni più lucrativi e preferiscono mandare sulle cattedre gli assistenti,  ciononostante, dicevo, vedo tanti studenti del corso di laurea e tanti medici che frequentano i corsi di specializzazione, ai quali nessuno regala niente, nella loro carriera scolastica. Inoltre, la storia, la carriera del medico è diventata una sorta di imbuto, nel quale imbuto si riesce ancora ad entrare , per arrivare poi ad un canale sempre più stretto, senza vie d'uscita, che sfocia purtroppo spesso nella sottoccupazione, nell'umiliante adattarsi a forme di vita, a tipi di "professione" molto lontani dalle proprie aspettative. Nel 1983 il mio professore di Medicina Legale, Fornari, nel corso di una lezione del sesto anno disse : " voi farete parte di una casta". Non so quanto oggi questa convinzione potrebbe essere adattata alla realtà attuale.

E' chiaro il fatto che noi medici dobbiamo fare in modo di commettere il minor numero possibile di errori, noi stessi siamo consapevoli del fatto che è nostro dovere migliorare la qualità delle nostre prestazioni, continuamente, ma è necessario che colui il quale si rivolga al medico sia conscio di come quest'ultimo non potrà fare altro che studiare, al meglio delle proprie possibilità ,il caso, ma poi il trattamento troverà un "terreno" sempre diverso, perché ogni organismo è differente dall'altro, e chi cura purtroppo vive oggi in un'epoca in cui le conoscenze mediche e gli stessi farmaci sono ancora un territorio in gran parte sconosciuto, e, in ogni caso, ciò che può arrecare grande beneficio ad un paziente , può invece rivelarsi inutile se non dannoso per un altro, e questo non sempre si può prevedere: la risposta alla terapia o all'intervento sono variabili che dipendono non solo dai medici.